Moza KS Pro Recensione

Introduzione al Moza KS Pro

Moza KS Pro landing

Il Moza KS Pro è quel tipo di volante che, appena lo monti sul rig, ti fa venire un pensiero molto semplice: “Ok, qui Moza non ha fatto il compitino.” È l’evoluzione diretta di un formato che la community ha sempre apprezzato per versatilità e immediatezza, ma con un salto di ambizione evidente: più integrazione, più controllo, più “dashboard” al centro dell’esperienza.

La prima differenza la noti senza nemmeno accendere il PC: il display a colori da 2,99” è integrato nel progetto, non sembra un’aggiunta. Questo dettaglio, che può sembrare solo estetico, in realtà cambia proprio il ritmo con cui guidi: avere informazioni a colpo d’occhio sul volante ti porta a guardare meno altrove, a gestire meglio l’ansia da “sto perdendo tempo?” e a concentrarti di più su linee, frenate e trazione.

Il KS Pro nasce chiaramente con una filosofia: riempirti le mani di comandi senza trasformarsi in un albero di Natale ingestibile. In altre parole, è pensato per chi fa endurance, chi corre in lobby, chi gioca a fare il pilota sul serio e vuole gestire tutto (TC, ABS, mappe, bias, radio, dash, pit) senza ricordarsi combinazioni strane o cercare tasti sulla tastiera.

Io l’ho provato in sessioni reali, quelle che contano: stint lunghi dove i difetti escono (impugnatura che stanca, tasti che irritano, palette che diventano rumorose), e stint brevi “da qualifica” dove capisci se il volante ti segue o ti ostacola. Ho alternato titoli come iRacing e Assetto Corsa Competizione, passando da GT3 a prototipi, e ho volutamente stressato i comandi: rotativi usati in frenata, joystick “flickati” in percorrenza, cambi marcia in piena compressione sui cordoli. L’obiettivo non era impressionarmi con le specifiche, ma vedere se la praticità è all’altezza dell’ambizione.

E la domanda vera, alla fine, è sempre la stessa: è un volante che ti fa guidare meglio, o è solo un volante pieno di cose? In questa recensione te lo dico senza filtri: dove il KS Pro convince, dove scende a compromessi e soprattutto per chi ha davvero senso.

Design, Materiali ed Ergonomia

Moza KS Pro su postazione

Esteticamente il KS Pro è più “adulto” rispetto a tanti volanti della stessa fascia. Linee pulite, layout coerente, niente elementi messi a caso. La struttura è realizzata in composito rinforzato con fibra di carbonio e si vede la scelta di una finitura effetto forged carbon: dà un look tecnico, racing, senza urlare. Non è carbonio pieno, ed è giusto dirlo, ma nell’uso reale la solidità è quella che ti interessa davvero.

Il volante, una volta serrato, si comporta bene: non ho percepito scricchiolii o flessioni “in guida”. Se cerchi il difetto con le mani (spingendo in modo innaturale sulla corona) puoi creare una leggera deformazione, come accade su moltissimi volanti in composito, ma è una situazione che non replica quello che fai in pista. Nella guida normale, soprattutto su basi direct drive serie, la sensazione è di avere un corpo rigido e coerente.

Il peso dichiarato si aggira intorno a 1,49 kg: non è piuma, ma nemmeno un mattone. E qui c’è una cosa che spesso si sottovaluta: il peso sul volante cambia il modo in cui “leggi” il force feedback. Un volante troppo pesante smorza, rende la risposta un filo più pigra; uno troppo leggero può dare un feeling “nervoso” su certi settaggi. Con il KS Pro mi sono trovato in un punto di equilibrio: abbastanza massa da dare presenza, non così tanta da uccidere la reattività.

Le impugnature in gomma/TPE sono una delle parti che ho apprezzato di più. Sono più piene e più “rotonde” rispetto a versioni precedenti, e soprattutto hanno una forma che ti aiuta a trovare sempre la posizione corretta. C’è una piccola bombatura posteriore che funziona quasi come una guida: nelle staccate cattive o quando fai correzioni veloci, la mano non scivola e non devi stringere più del necessario.

Durante stint lunghi, questo dettaglio cambia tutto. Perché la stanchezza arriva spesso da due cose: stringere troppo e cercare continuamente il punto giusto. Qui il volante ti “accompagna”. Non dico che ti dimentichi di avere le mani sul volante, ma quasi.

Il diametro (formato butterfly da 300 mm) è, per me, uno dei migliori compromessi se guidi GT, prototipi e turismo. Ti dà agilità nei cambi di direzione senza risultare giocattoloso. Non è un 270 mm da formula puro, quindi non ti ammazza il controllo quando hai sovrasterzo in uscita o quando devi fare micro-correzioni su un posteriore ballerino.

Gli appunti? Ce ne sono, perché questa è una recensione vera. Alcuni elementi di comandi e rotativi danno un feeling più “plastico” di quanto mi piacerebbe su un volante così ricco. Non è che siano fragili: è proprio la sensazione tattile, quel mezzo click meno “premium” che, se vieni da volanti top di gamma, noti subito. E qui entra in gioco la realtà: per offrirti tutto questo (display, LED, RGB, rotativi, joystick, doppia frizione) qualche compromesso sui materiali di dettaglio doveva esserci.

Detto questo, il design è funzionale. E nel sim racing, se devi scegliere, meglio un volante leggermente meno “lussuoso” ma progettato bene che un volante bellissimo da vedere ma scomodo dopo 30 minuti.

Comandi, Display e Personalizzazione

Moza KS Pro specifiche tecniche

Qui il KS Pro gioca la sua partita più importante. E te lo dico subito: è uno di quei volanti dove, se ti piace gestire la macchina “da volante” come sulle auto vere, ti senti a casa. La quantità di input è alta, ma la cosa bella è che non sembra caos. È tutto dove ti aspetti che sia.

In termini pratici hai:

  • 10 pulsanti RGB con click definito e corsa corta
  • 5 rotary encoder frontali (4 a 12 posizioni + 1 centrale a 8 posizioni)
  • 4 thumb wheels (due superiori e due centrali)
  • 2 joystick direzionali a 7 vie con funzione push e rotativa
  • 2 pulsanti posteriori aggiuntivi

Ora: avere tanti comandi è utile solo se li usi. E li usi davvero quando corri in modo “serio”. Ti faccio esempi concreti, così capisci il punto: in ACC, durante una gara lunga, mi capita spesso di regolare traction control, ABS, e di ritoccare il brake bias quando gomme e benzina cambiano la macchina. Se quei comandi sono scomodi, finisci per non usarli o per usarli male. Sul KS Pro, dopo pochi giri, i gesti diventano automatici.

La gestione dei rotary encoder illuminati è una delle parti che preferisco: puoi cambiare colori, e soprattutto il selettore evidenzia chiaramente la posizione attiva. Non è un giochino: in gara, quando sei sotto stress, vuoi certezza visiva. Se sposti TC di un click, devi vedere che lo hai fatto. Punto.

Le thumb wheels (quelle “a rotella” sotto i pollici) hanno un ruolo preciso: micro-regolazioni frequenti. Qui puoi metterci brake bias fine, oppure la regolazione del delta, oppure una funzione “scroll” per cambiare pagine del display. La cosa importante è che la resistenza è buona: non ho avuto l’effetto “si muovono da sole” toccandole per errore, ma allo stesso tempo non sono dure al punto da farti perdere presa.

Parliamo del display da 2,99”. È luminoso, leggibile e integrato con LED RPM e indicatori laterali (bandiere/pit limiter). Non è touchscreen, e sì, qualcuno storcerà il naso. Ma nell’uso reale, mentre guidi, il touchscreen è più una fantasia che una vera necessità: non è che ti metti a “tappare” il display in frenata. La gestione via Moza Pit House è il modo giusto: prepari layout e impostazioni prima, poi in pista guidi.

La parte interessante è la personalizzazione dell’intero ecosistema luminoso. Qui hai un controllo che in questa fascia non è scontato:

  • luminosità separata per display e LED
  • effetti di standby (se li vuoi)
  • colori per pulsanti e rotativi
  • modalità telemetria / non-telemetria / off

In più, hai una logica di gestione “da prodotto maturo”: puoi impostare auto-sleep dopo un certo tempo, puoi calibrare e configurare le modalità della doppia frizione (ne parliamo meglio dopo), e puoi scegliere come far comportare stick e rotativi (in alcuni casi come button, in altri come knob). È la classica differenza tra un volante “ricco” e un volante progettato per essere configurabile.

Una nota importante: la compatibilità nativa con software di terze parti tipo SimHub non è il focus primario qui (l’ecosistema Moza spinge sulla sua piattaforma). Questo non vuol dire che sia un limite assoluto, ma va capito: se ami costruirti un cruscotto completamente custom con strumenti esterni, devi verificare quanto ti basta la soluzione Moza. Io, sinceramente, con le opzioni disponibili ho trovato già abbastanza libertà per creare un layout utile: marcia, speed, delta, RPM e qualche indicazione chiave. E se corri, spesso è quello che serve davvero. Il resto è “pornografia da dashboard”. Bella, ma non essenziale.

Ultima cosa sui pulsanti: sono un filo più “stiff” rispetto ad altri volanti che ho provato. Però hanno un pregio enorme: non hanno gioco. Premi e scatta. Nessun pre-travel inutile, niente gommosità. In gara è meglio così: meno incertezza, meno input involontari.

Paddles, Quick Release e Compatibilità

Moza KS Pro paddle e QR

Sul retro il KS Pro ti mette davanti una scelta chiara: vuole essere un volante “da gara”, non un volante da uso casuale. Hai una configurazione a 4 paddle: due per il cambio e due inferiori per la doppia frizione. E già così, per la maggior parte delle persone, è più che sufficiente.

Le palette cambio usano sensori Hall non a contatto. Questo dettaglio conta per due motivi: durata e consistenza. Non hai contatti meccanici che nel tempo possono cambiare feeling o precisione. Il click è pulito e relativamente silenzioso grazie a piccoli smorzatori: questa è una scelta intelligente se giochi in casa, se corri la sera, o se semplicemente non vuoi un “clack” che ti spacca le orecchie dopo 2 ore.

Se devo essere pignolo, e lo sono: mi piacerebbe un feeling un filo più “meccanico”, più secco, più “race car”. Però qui siamo nel terreno del gusto personale. La palette è precisa, non mi ha mai mancato un cambio, non ho mai sentito incertezza. E soprattutto: non vibra e non rimbomba quando il force feedback è alto.

Le dual clutch paddles sono a molla, con resistenza corretta e una corsa gestibile. La cosa bella è la flessibilità di configurazione: puoi usarle come asse combinato (classica frizione unica), come assi separati, oppure come pulsanti. Per partenze, procedure di launch control, o semplicemente per auto che richiedono gestione frizione più “vera”, è un plus concreto.

Il KS Pro, in più, è pensato per espandersi: c’è la possibilità di aggiungere ulteriori paddle tramite kit opzionali (montaggio con cover da rimuovere, connettore e viti). Questa è una di quelle cose che magari oggi non ti interessa, ma domani sì: metti che inizi a fare più endurance e vuoi comandi extra dietro (wipers, mappe, brake migration, radio). Avere già i punti di montaggio predisposti è un bel segnale.

Capitolo quick release: qui Moza fa bene. Il quick release in alluminio è solido e, soprattutto, non ho avvertito giochi. Monti, serri, e il volante diventa un pezzo unico con la base. Anche dopo sessioni intense non ho avuto quel micro-movimento che ti rovina l’illusione di “auto vera”. E sì, sembra una banalità, ma basta un minimo gioco per farti percepire il rig come un giocattolo.

Mi è piaciuto anche un dettaglio pratico: un piccolo labbro esterno che facilita la presa quando stacchi il volante. Non cambia la vita, ma è uno di quei particolari che ti fanno capire che qualcuno lo ha usato davvero, non solo progettato al CAD.

Compatibilità: il KS Pro è nativo per l’ecosistema Moza su PC, e questa è la strada più semplice e pulita. Se invece hai una base di terze parti, entra in gioco la possibilità di connessione tramite hub universale (opzionale) che apre la porta a configurazioni più flessibili. Tradotto: non sei obbligato a “chiuderti” in un solo marchio, ma ovviamente la miglior esperienza la ottieni restando nel suo ecosistema, soprattutto per integrazione e gestione software.

Va detto chiaramente: è un volante pensato per uso PC. Se cerchi un prodotto “console-ready” out of the box, devi guardare altrove. Qui il focus è chi guida su PC e vuole il massimo controllo.

Ultima nota sull’installazione e manutenzione: il fatto che molti componenti siano modulari (cover, paddle add-on, rim compatibile con pattern standard in certi casi) è un vantaggio anche per il futuro. Se ti piace personalizzare il rig, cambiare corona o fare un setup più “drift/rally” in alcuni periodi, la piattaforma ti dà più margine rispetto a volanti completamente chiusi.

Esperienza in Pista e Considerazioni Finali

Moza KS Pro ergonomia recensione

Alla fine, la pista (anche quella virtuale) è sempre il giudice. E in pista il KS Pro mi ha convinto per tre motivi: ergonomia, completezza e coerenza.

Ergonomia: l’impugnatura è comoda, i pollici cadono sui comandi giusti, e dopo una mezz’ora non inizi a “cercare aria” con le mani. Questo è fondamentale se fai gare lunghe. L’ho usato anche in assetti di seduta diversi (GT e formula-style) e non ho mai avuto la sensazione che il volante diventasse scomodo o che i comandi si allontanassero troppo.

Completezza: qui è quasi “troppo”, nel senso buono. Non ti manca niente. Tra pulsanti, rotativi, joystick e rotelle, hai spazio per costruire una logica di controllo davvero professionale. Puoi dedicare un encoder al brake bias, uno al TC, uno alle mappe, uno alle impostazioni display, uno a funzioni secondarie. E, cosa importante, puoi farlo senza creare un layout mentale assurdo.

Coerenza: non ho avuto la sensazione di un prodotto nato per fare marketing con la lista specifiche. Il display è utile, i LED sono leggibili, la retroilluminazione è regolabile, i comandi hanno un senso. Persino i compromessi (plastica su alcuni dettagli) sembrano messi dove impattano meno.

In guida, la struttura regge bene anche con force feedback sostenuto: nessuna vibrazione strana, nessun rumore parassita, nessuna sensazione di “si sta smontando”. La connessione quick release rimane ferma, e questo ti permette di fidarti: quando senti qualcosa, sai che viene dalla simulazione, non dal volante che balla.

Il display integrato è un plus reale soprattutto se non ami dashboard esterne o se corri in VR e vuoi un riferimento “fisico” davanti. La leggibilità è buona, la luminosità è gestibile, e la combinazione con LED RPM e bandiere aggiunge un livello di immersione concreto. Avere marcia, delta e RPM sul volante ti porta a essere più preciso, perché controlli meno e guidi di più.

Ci sono difetti? Sì, e te li riassumo senza girarci intorno:

  • alcuni elementi dei comandi trasmettono un feeling meno “premium” rispetto al resto (soprattutto se vieni da fascia altissima)
  • le palette cambio sono precise e silenziose, ma non hanno quel “clack” super meccanico che alcuni cercano
  • il display non è touchscreen (per me non è un vero problema, ma va detto)

E ora la domanda che conta: lo consiglierei? Sì, ma con criterio. Il KS Pro ha senso se:

  • corri su PC e vuoi un volante GT versatile da usare su più discipline
  • ti piace gestire settaggi in corsa (TC, ABS, bias, mappe) senza impazzire
  • vuoi un volante con display integrato che non sembri un accessorio appiccicato
  • vuoi un prodotto che sta bene su basi Moza ma che può anche aprirsi a setup più flessibili con hub dedicati

Se invece sei uno che usa quattro tasti in croce e non tocchi mai nulla durante la gara, potresti non sfruttarlo davvero. E sarebbe un peccato, perché questo volante dà il meglio quando lo tratti come un vero “cockpit control center”.

In sintesi: il Moza KS Pro è un volante che ti invita a guidare meglio, perché ti rende più facile fare quelle piccole regolazioni che spesso separano un giro pulito da un giro buttato. Non è perfetto, ma è uno di quei prodotti che, una volta montato sul rig, ti fa venire voglia di rientrare subito in pista “solo per provare una cosa”. E nel sim racing, quella voglia vale tantissimo.