Introduzione al MOZA R21 Ultra
Negli ultimi anni il mercato delle basi Direct Drive è cambiato profondamente. La potenza non è più una caratteristica riservata a pochi prodotti estremamente costosi e raggiungere valori superiori ai 15 Nm è diventato molto più semplice rispetto al passato. Proprio per questo, quando si arriva nella fascia alta del sim racing, il numero scritto sulla scheda tecnica smette di essere sufficiente. A fare realmente la differenza diventano la qualità del motore, la precisione con cui viene controllato, la fluidità della rotazione, il software e soprattutto la capacità di trasformare la forza disponibile in informazioni utili per chi guida. È all’interno di questo scenario che si inserisce il MOZA R21 Ultra, evoluzione della precedente base R21 e uno dei prodotti con cui MOZA prova a compiere un salto netto verso il segmento più avanzato del mercato.
Il dato che attira immediatamente l’attenzione è naturalmente quello della coppia: 21 Nm continui. Non si parla quindi solamente di un picco raggiungibile per pochi istanti, ma di una forza che la base è progettata per sostenere durante il normale utilizzo.
È una differenza importante soprattutto quando si parla di sessioni lunghe ed endurance. Una base molto potente che riesce a raggiungere un certo valore soltanto in determinate condizioni può comportarsi diversamente man mano che temperatura e carico aumentano. L’R21 Ultra nasce invece con l’obiettivo di offrire un comportamento consistente nel tempo, mettendo a disposizione un margine di coppia che per la maggior parte degli utenti sarà addirittura superiore a quello realmente necessario.
Ma fermarsi ai 21 Nm sarebbe probabilmente il modo peggiore per leggere questa base. Il cambiamento più interessante rispetto alla generazione precedente arriva dal nuovo motore flat-wire con tecnologia Zero-Cogging, progettato per ridurre al minimo quella sensazione di piccoli gradini magnetici che può essere percepita durante la rotazione di alcuni motori Direct Drive. A questo si aggiungono un encoder magnetico da 21 bit, un’elettronica più veloce e una nuova gestione del force feedback che cerca di richiedere meno correzioni artificiali attraverso filtri e smorzamenti.
Ed è probabilmente questo il vero significato della denominazione Ultra. Non avere semplicemente più forza, ma riuscire a utilizzare quella forza in maniera più raffinata. Su una base di questa categoria l’obiettivo non dovrebbe essere costringere il pilota a lottare contro il volante. Il compito dovrebbe essere comunicare con precisione cosa sta succedendo alla vettura: quanto si sta caricando l’avantreno, quando una gomma inizia ad avvicinarsi al limite, come cambia la superficie sotto le ruote e quanto rapidamente il posteriore sta iniziando a ruotare.
Il R21 Ultra vuole quindi essere una base capace di combinare potenza, dettaglio e dinamica. Ventuno Newton metri danno una quantità enorme di margine, ma è la possibilità di conservare dettaglio anche quando il carico sul volante diventa elevato a rendere interessante una base di questo livello. L’headroom disponibile permette infatti di riprodurre contemporaneamente la forza principale dello sterzo e gli effetti più piccoli senza portare continuamente il sistema vicino alla saturazione.
In questa recensione analizzeremo il MOZA R21 Ultra nella sua interezza: costruzione, sistema di montaggio, motore, encoder, elettronica, software MOZA Pit House e soprattutto comportamento in pista. Cercheremo inoltre di rispondere a una domanda fondamentale per chi sta valutando una base di questa potenza: 21 Nm servono realmente oppure il valore dell’R21 Ultra si trova altrove?
Design, Costruzione e Connettività
La prima differenza evidente rispetto alla vecchia generazione è nelle proporzioni. Il MOZA R21 Ultra misura circa 248,8 × 140 × 135 mm, dimensioni sorprendentemente contenute considerando la capacità di erogare 21 Nm. La forma è più compatta e meno massiccia rispetto al precedente R21, caratteristica che semplifica l’integrazione sotto monitor e dashboard senza sacrificare inutilmente spazio all’interno della postazione.
La scocca principale è realizzata in lega di alluminio lavorata CNC, mentre la cover posteriore utilizza materiale plastico. La sensazione generale rimane quella di un prodotto costruito per una postazione di fascia alta: superfici pulite, ingombri contenuti e una struttura sufficientemente importante da ricordare immediatamente che sotto il telaio c’è un motore capace di sviluppare forze considerevoli.
MOZA continua inoltre a utilizzare il corpo metallico della base come parte del sistema di raffreddamento passivo. Non troviamo quindi ventole interne che devono necessariamente aumentare di velocità con il crescere della temperatura. Il vantaggio è duplice: meno parti in movimento e soprattutto praticamente nessun rumore generato dal sistema di raffreddamento durante le sessioni.
La gestione termica lavora insieme al software. L’R21 Ultra controlla la temperatura e può progressivamente ridurre il force feedback qualora vengano raggiunti valori troppo elevati. Nelle normali condizioni di utilizzo, anche lavorando con livelli importanti di coppia, la base riesce però a gestire sessioni prolungate senza mostrare facilmente segnali di surriscaldamento. È particolarmente importante su un prodotto pensato anche per endurance e sessioni molto lunghe.
Sulla parte superiore compaiono due strisce LED RGB che possono essere utilizzate sia come semplice elemento estetico sia come strumento collegato alla telemetria. Attraverso MOZA Pit House è possibile configurare colori ed effetti e associare l’illuminazione a eventi provenienti dal simulatore, come intervento dell’ABS, traction control, pit limiter, bloccaggio delle ruote e diverse segnalazioni di gara.
È un’aggiunta interessante perché cerca di trasformare un elemento normalmente decorativo in qualcosa di funzionale. Non è naturalmente una caratteristica che determina la qualità di una base Direct Drive, ma poter ricevere un’informazione attraverso la visione periferica senza distogliere completamente lo sguardo dalla pista può risultare utile in alcune situazioni. Chi invece preferisce una postazione più sobria può disattivare completamente l’illuminazione.
Anche il sistema di montaggio è molto flessibile. Il R21 Ultra supporta fissaggio inferiore, laterale e frontale, rendendo possibile l’installazione su cockpit e wheel deck molto diversi tra loro. Con 21 Nm disponibili è però fondamentale utilizzare una struttura adeguatamente rigida. Una normale scrivania o una postazione leggera non rappresentano il contesto ideale per una base di questo livello: parte della forza finirebbe semplicemente per trasformarsi in vibrazioni e flessioni del telaio.
Il sistema di quick release mantiene il formato ormai consolidato dell’ecosistema MOZA. L’aggancio è rapido e molto solido e permette di cambiare corona senza ricorrere a viti o attrezzi. I volanti MOZA compatibili possono comunicare con la base direttamente attraverso l’ecosistema proprietario, mantenendo una configurazione molto pulita.
Un limite che vale invece la pena evidenziare riguarda l’assenza di un vero USB pass-through per i volanti di terze parti. È possibile utilizzare una corona esterna sulla base, ma se questa richiede una connessione USB propria sarà necessario portare il relativo cavo direttamente al PC. Per chi utilizza esclusivamente volanti MOZA non cambia praticamente nulla; chi invece possiede già corone USB di fascia alta dovrà tenerne conto nella gestione dei cablaggi.
Sul retro troviamo le connessioni per alimentazione e PC insieme alle porte dedicate a pedali, dashboard, cambio, freno a mano e pulsante di arresto di emergenza. La base può quindi comportarsi come punto centrale dell’ecosistema MOZA, riducendo il numero di periferiche che devono essere collegate individualmente al computer.
Proprio l’Emergency Stop merita attenzione. La porta è presente, ma il pulsante non viene fornito di serie. Su una base da 21 Nm è un accessorio che prenderei seriamente in considerazione: una coppia di questa entità è sufficientemente elevata da rendere poco piacevole cercare il normale pulsante di accensione dietro la base nel caso in cui il force feedback iniziasse a comportarsi in maniera anomala.
L’alimentatore è più compatto rispetto a quello delle vecchie basi di alta potenza MOZA e lavora a 36 V e 10 A, per una potenza dichiarata di 360 W. Anche la lunghezza dei cavi è sufficientemente generosa da permettere di tenere l’alimentatore a terra e portare il collegamento alla postazione senza configurazioni particolarmente scomode.
Nel complesso la parte costruttiva mostra un’evoluzione chiara. Il R21 Ultra non cerca di sembrare enorme per comunicare potenza: fa esattamente il contrario, comprimendo 21 Nm in una struttura più compatta e più facile da integrare rispetto al passato. È un approccio decisamente più maturo e coerente con una postazione sim racing moderna.
21 Nm, Motore Flat-Wire e MOZA Pit House
Il cuore dell’R21 Ultra è il nuovo motore Direct Drive flat-wire. La tecnologia utilizza avvolgimenti con conduttori piatti anziché il tradizionale filo tondo, soluzione che permette di ottimizzare la densità all’interno del motore. Ma il punto che interessa maggiormente durante la guida è il lavoro svolto sulla riduzione del cogging torque.
Il cogging è quella sensazione di piccoli scatti magnetici che può essere percepita facendo ruotare lentamente l’albero di alcuni motori. In un Direct Drive è indesiderabile perché il volante dovrebbe riuscire a rappresentare esclusivamente ciò che proviene dal simulatore, senza aggiungere una propria struttura meccanica percepibile. Il motore dell’R21 Ultra è progettato proprio per rendere questa sensazione estremamente ridotta.
La differenza si avverte già ruotando lentamente l’albero, ma acquista molto più valore in pista. Le microcorrezioni attorno al centro risultano più continue, i cambi di direzione sono puliti e la base non dà quella sensazione di passare artificialmente da una posizione magnetica alla successiva. In altre parole, il movimento tende a scomparire dietro all’informazione.
L’altro componente fondamentale è l’encoder magnetico da 21 bit, capace di leggere 2.097.152 posizioni per ogni rotazione completa. Una risoluzione così elevata non significa che il pilota possa distinguere fisicamente due milioni di posizioni differenti. Serve soprattutto al sistema di controllo interno, che può conoscere con estrema precisione dove si trova l’albero e reagire di conseguenza.
È proprio l’interazione tra encoder, motore ed elettronica a determinare la qualità del force feedback. Il software riceve dal simulatore una richiesta di forza, il controller deve sapere dove si trova il volante, il motore deve applicare la variazione corretta e l’intero processo deve essere ripetuto continuamente con latenze minime. Su un Direct Drive di fascia alta questo ciclo avviene migliaia di volte mentre si percorre una singola curva.
L’R21 Ultra utilizza inoltre una CPU ad alte prestazioni da 600 MHz. Anche in questo caso il numero da solo non racconta tutto, ma la maggiore capacità di elaborazione consente di gestire algoritmi di force feedback più complessi e una quantità elevata di informazioni senza rallentare la risposta della base.
Sono poi i 21 Nm continui a garantire la gamma dinamica necessaria. Il vantaggio di una base così potente non è necessariamente utilizzarla sempre al massimo. Anzi, per moltissimi piloti lavorare con 21 Nm reali sul volante sarebbe semplicemente eccessivo. Il vero vantaggio è poter impostare una forza media più bassa conservando una quantità significativa di margine per gli eventi più intensi.
Immaginiamo per esempio di voler guidare normalmente attorno ai 10-12 Nm. Su una base che arriva esattamente a 12 Nm, una curva molto caricata potrebbe portare immediatamente il sistema al limite. Da quel momento qualsiasi ulteriore dettaglio richiesto dal simulatore rischierebbe di essere perso nel clipping. Con 21 Nm disponibili rimane invece una grande quantità di headroom per rappresentare contemporaneamente carico dello sterzo, cordolo, perdita di aderenza e altre informazioni.
Questo non significa però che più Newton metri equivalgano automaticamente a una guida migliore. Se un pilota preferisce utilizzare solamente 8 o 10 Nm, acquistare una base da 21 Nm esclusivamente perché il numero è superiore potrebbe non avere senso. La potenza deve essere considerata come uno strumento e non come un obiettivo: il volante deve permettere di controllare la vettura, non essere lui a controllare il pilota.
La gestione passa attraverso MOZA Pit House, software ormai molto più maturo rispetto alle prime versioni dell’ecosistema. Dalla stessa interfaccia è possibile aggiornare firmware, calibrare la base, configurare le periferiche e modificare una quantità enorme di parametri legati al force feedback.
Per chi non vuole affrontare immediatamente decine di slider sono disponibili preset dedicati ai principali simulatori. Rappresentano un punto di partenza utile, anche se una base di questa categoria merita qualche sessione di regolazione personale. Peso della corona, tipo di vettura, simulatore e gusto personale possono modificare notevolmente il risultato ideale.
Tra le regolazioni troviamo forza complessiva, limite massimo della coppia, velocità del volante, inerzia, frizione, damping, compensazione della zona centrale e numerosi altri filtri. È presente anche una modalità di protezione che limita le oscillazioni quando il sistema rileva che il pilota non sta tenendo il volante, funzione particolarmente sensata su una base così potente.
Una delle caratteristiche più interessanti è il Force Feedback Effect Equalizer. Invece di aumentare o diminuire indiscriminatamente tutti gli effetti, permette di intervenire su specifiche bande di frequenza. Se per esempio si desidera enfatizzare maggiormente la texture dell’asfalto o determinati cordoli, è possibile modificare quella parte dello spettro senza necessariamente rendere più aggressivo tutto il resto del force feedback.
Su iRacing il sistema supporta inoltre il force feedback a 360 Hz. Una frequenza di aggiornamento più elevata permette di ricevere una maggiore quantità di informazioni dal simulatore e, su un motore sufficientemente rapido da riprodurle, può contribuire a una risposta più dettagliata e continua.
Esistono anche gli effetti a bassa frequenza, capaci di aggiungere vibrazioni legate per esempio alla cambiata o ad altri eventi della vettura. Sono interessanti dal punto di vista dell’immersione, ma non rappresentano la ragione principale per acquistare questa base. Un sistema aptico dedicato rimane più indicato se l’obiettivo principale è riprodurre vibrazioni attraverso cockpit e sedile.
L’aspetto più importante di Pit House sull’R21 Ultra, però, è quasi paradossale: serve meno. O meglio, rimane estremamente completo, ma la nuova base necessita di una quantità inferiore di filtraggio artificiale per restituire un force feedback naturale. Ed è probabilmente uno dei migliori complimenti che si possano fare a una piattaforma di questo livello.
Prestazioni ed Esperienza di Guida
È in pista che il lavoro svolto sull’R21 Ultra diventa realmente evidente. La prima sensazione non è semplicemente quella di avere tra le mani un volante estremamente forte. È soprattutto quella di utilizzare una base più raffinata rispetto alle precedenti generazioni MOZA, con meno rumore artificiale e una connessione più diretta tra ciò che accade alla vettura e ciò che arriva alle mani.
In passato era spesso necessario utilizzare una quantità relativamente elevata di filtri per rendere alcune basi MOZA più naturali. Il problema è che ogni filtro rappresenta inevitabilmente un compromesso: può eliminare una sensazione robotica o una vibrazione indesiderata, ma allo stesso tempo rischia di attenuare la texture dell’asfalto, la definizione dei cordoli e altri effetti ad alta frequenza.
Con l’R21 Ultra la necessità di intervenire pesantemente diminuisce. Su simulatori con un force feedback già ben costruito è possibile utilizzare valori molto bassi di filtraggio e, in alcuni casi, praticamente nessuna interpolazione. Il risultato è un volante che conserva carattere e micro-dettagli pur mantenendo una rotazione fluida.
Il comportamento sui cordoli ne è un buon esempio. L’R21 Ultra riesce a comunicare l’impatto con sufficiente energia senza trasformarlo semplicemente in una martellata. Sotto il colpo principale rimangono leggibili la resistenza dello sterzo e il comportamento dell’auto, cosa fondamentale quando il cordolo viene attraversato in percorrenza e non semplicemente sul rettilineo.
Lo stesso vale per le variazioni dell’asfalto. Piccole irregolarità e cambiamenti della superficie emergono chiaramente, ma non diventano necessariamente rumore. È un force feedback dal carattere abbastanza materico e diretto: tende a mostrare molto di ciò che riceve dal simulatore, lasciando poi all’utente la possibilità di smussarlo attraverso Pit House qualora preferisca una risposta più morbida.
Durante i curvoni veloci la grande quantità di coppia permette di costruire un carico dello sterzo credibile senza avvicinarsi continuamente alla saturazione. L’aumento della resistenza arriva in maniera progressiva e, quando l’anteriore comincia a perdere aderenza, il cambiamento di carico può essere utilizzato come riferimento per capire quanto margine rimane.
Nelle correzioni rapide il motore mostra un altro dei suoi punti di forza. La risposta è molto veloce e la base riesce a cambiare direzione con grande decisione. Impostando però valori eccessivamente aggressivi per la velocità del volante o rimuovendo completamente ogni forma di damping, il risultato può diventare quasi troppo reattivo, con oscillazioni più marcate del necessario.
Non è quindi una base che richiede di impostare tutto al massimo per esprimersi. Il contrario: l’R21 Ultra dà il meglio quando la sua potenza viene controllata. Per molti utenti un limite intorno ai 10-14 Nm, lasciando qualche Newton metro di margine per i picchi, rappresenterà già un livello di forza molto importante e probabilmente più efficace nelle sessioni lunghe.
Chi desidera invece riprodurre forze estremamente elevate ha naturalmente a disposizione tutti i 21 Nm. È in questo scenario che la base si distingue maggiormente da prodotti meno potenti: non tanto per essere automaticamente più precisa, quanto per avere una gamma dinamica enorme che permette di separare meglio il normale carico dello sterzo dagli eventi più intensi.
Il miglioramento rispetto alla precedente R21 esiste, ma va interpretato con equilibrio. Non siamo davanti a un prodotto completamente irriconoscibile. L’evoluzione è soprattutto nella rifinitura: rotazione più pulita, minore necessità di filtraggio e una maggiore quantità di carattere che può essere conservata senza rendere il volante artificiale.
In questo senso l’R21 Ultra è una base più matura. Non cerca di nascondere le informazioni e non obbliga il software a correggere continuamente il comportamento del motore. Si può partire da un segnale relativamente grezzo e decidere successivamente quanto filtrarlo, anziché dover aggiungere necessariamente smorzamento solo per rendere l’esperienza utilizzabile.
Molto buona anche la consistenza tra simulatori differenti. Naturalmente ogni titolo possiede la propria fisica e il proprio modo di generare il force feedback, ma il carattere fondamentale della base rimane riconoscibile. Passando da una GT a un’altra su simulatori differenti non si ha la sensazione di utilizzare improvvisamente un hardware completamente diverso.
Questo aspetto acquista valore per chi alterna frequentemente Assetto Corsa Competizione, iRacing, Le Mans Ultimate, Automobilista 2 e altri simulatori. Una base molto dipendente da profili estremamente specifici può diventare fastidiosa da configurare; l’R21 Ultra parte invece da una piattaforma sufficientemente equilibrata da permettere di adattare principalmente i dettagli.
Anche durante sessioni lunghe il comportamento rimane stabile. Il raffreddamento passivo e la gestione termica riescono a mantenere la base sotto controllo, mentre i 21 Nm continui permettono di evitare la sensazione che il force feedback perda progressivamente consistenza man mano che il sistema lavora.
Naturalmente una base di questo livello richiede anche una riflessione sull’hardware circostante. Una corona molto grande e pesante, un cockpit che flette o un supporto non sufficientemente rigido possono diminuire parte dei benefici. Ventuno Newton metri trasferiti a una struttura debole non producono più dettaglio: producono semplicemente più movimento nella postazione.
Per sfruttare davvero l’R21 Ultra serve quindi un sistema coerente. Cockpit rigido, montaggio solido e una corona adeguata permettono al motore di comunicare senza dispersioni. Solo in queste condizioni si apprezza veramente quanto possa essere rapido un Direct Drive di questa fascia durante le piccole correzioni e i cambi di carico improvvisi.
Alla fine, però, il punto principale rimane uno: 21 Nm non sono necessari a tutti. Chi acquista l’R21 Ultra solamente perché “21 è più di 15” rischia di guardare il prodotto nel modo sbagliato. La domanda corretta è quanto force feedback si vuole realmente utilizzare e quanto margine si desidera conservare sopra quel valore.
Se si guida abitualmente a 8 Nm e non si desiderano picchi particolarmente forti, una base di questa potenza può risultare sovradimensionata. Se invece si vogliono 12, 14 o 16 Nm reali mantenendo ancora headroom per gli effetti più intensi, allora l’R21 Ultra inizia ad avere molto più senso.
Conclusioni: vale la pena acquistare il MOZA R21 Ultra?
Il MOZA R21 Ultra rappresenta un’evoluzione importante soprattutto perché mostra una MOZA più matura nella fascia alta. Non è solamente una base capace di produrre una quantità enorme di forza. È un prodotto nel quale motore, encoder, elettronica e software lavorano in maniera più armoniosa rispetto al passato, riducendo la necessità di correggere artificialmente il force feedback.
Il nuovo motore flat-wire Zero-Cogging è uno dei protagonisti principali. La rotazione è estremamente pulita e questo permette alle piccole informazioni provenienti dal simulatore di emergere con maggiore naturalezza. L’encoder magnetico da 21 bit aggiunge una lettura estremamente precisa della posizione, mentre la maggiore capacità di elaborazione permette all’elettronica di gestire rapidamente ciò che il simulatore richiede.
I 21 Nm continui, invece, vanno interpretati nel modo corretto. Per la maggior parte dei sim racer sono più di quanto sia realmente necessario utilizzare. Ma proprio questo è il vantaggio: non essere obbligati a sfruttarli completamente. Impostando la base a valori inferiori rimane molto spazio per gli effetti più intensi, riducendo il rischio di saturazione e preservando meglio la dinamica del force feedback.
MOZA Pit House completa il pacchetto con una quantità enorme di possibilità di personalizzazione. Filtri, curve, inerzia, smorzamento, equalizzazione delle frequenze, telemetria RGB e regolazione della forza permettono di costruire un comportamento estremamente personale. Allo stesso tempo, la disponibilità di preset evita che chi non vuole trascorrere ore nei menu sia costretto a partire completamente da zero.
Per chi è consigliato il MOZA R21 Ultra? Per chi possiede già una postazione rigida e vuole entrare nella fascia alta del Direct Drive; per chi utilizza realmente valori di coppia elevati e vuole avere ulteriore margine sopra la forza normalmente utilizzata; per chi corre endurance e cerca una base capace di mantenere un comportamento consistente durante sessioni prolungate; e naturalmente per chi è già all’interno dell’ecosistema MOZA e vuole una base che possa diventare il centro definitivo della propria configurazione.
Punti di forza
- 21 Nm di coppia continua, non solamente di picco.
- Ampia gamma dinamica e grande margine prima del clipping.
- Nuovo motore flat-wire progettato per ridurre al minimo il cogging.
- Rotazione molto fluida e pulita anche nelle microcorrezioni.
- Encoder magnetico da 21 bit con 2.097.152 impulsi per giro.
- CPU ad alte prestazioni da 600 MHz.
- Force feedback più raffinato rispetto alla precedente generazione.
- Minore necessità di utilizzare filtri e interpolazione.
- Buona riproduzione di texture, cordoli e dettagli ad alta frequenza.
- Risposta estremamente rapida nei cambi di direzione.
- Supporto al force feedback a 360 Hz su iRacing.
- MOZA Pit House estremamente completo e personalizzabile.
- Equalizzatore del force feedback per intervenire su differenti bande di frequenza.
- Illuminazione RGB configurabile anche attraverso la telemetria.
- Raffreddamento passivo e gestione termica adatta alle sessioni prolungate.
- Scocca compatta in lega di alluminio lavorata CNC.
- Possibilità di montaggio inferiore, frontale e laterale.
- Integrazione completa con l’ecosistema MOZA.
Aree migliorabili
- I 21 Nm sono probabilmente eccessivi per una parte consistente degli utenti.
- Con impostazioni molto aggressive la base può diventare estremamente reattiva e sviluppare oscillazioni.
- La grande quantità di impostazioni di Pit House può richiedere tempo per trovare il profilo ideale.
- Assenza di USB pass-through per le corone di terze parti che richiedono una connessione cablata al PC.
- Il pulsante di arresto di emergenza è compatibile ma non incluso di serie.
- Gli effetti a bassa frequenza aggiungono immersione, ma non rappresentano da soli un motivo sufficiente per scegliere la base.
- Richiede un cockpit realmente rigido per sfruttare correttamente la coppia disponibile.
Consigli di configurazione: non iniziate impostando automaticamente la base a 21 Nm. Partite da una forza che riuscite a gestire comodamente per un’intera sessione e lasciate qualche Newton metro di margine per evitare il clipping nei momenti più intensi. Aggiornate Pit House e il firmware prima della prima calibrazione e partite da un preset dedicato al simulatore utilizzato. Utilizzate il minimo filtraggio necessario: il nuovo motore dell’R21 Ultra è abbastanza raffinato da non richiedere necessariamente grandi quantità di damping o interpolazione. Se il volante diventa troppo nervoso sui rettilinei, intervenite gradualmente sulla protezione dalle oscillazioni e sullo smorzamento anziché abbassare indiscriminatamente tutti gli effetti.
Verdetto finale: il MOZA R21 Ultra non convince perché ha 21 Nm. Convince perché finalmente quei 21 Nm sono inseriti all’interno di una piattaforma sufficientemente raffinata da trasformare la potenza in informazione. È più fluido, più dettagliato e meno dipendente dal filtraggio rispetto alla generazione precedente, pur mantenendo quel carattere diretto e ricco di texture che permette di percepire chiaramente ciò che sta accadendo sotto le ruote.
La vera evoluzione è proprio questa. La precedente generazione aveva già dimostrato che MOZA poteva costruire una base molto potente. L’R21 Ultra dimostra invece che può costruirne una potente senza permettere alla potenza di diventare il centro di tutta l’esperienza. Quando si smette di pensare ai 21 Nm e si inizia a concentrarsi sul grip, sui trasferimenti di carico, sulle microcorrezioni e sulla consistenza del force feedback, significa che la base sta facendo esattamente ciò che dovrebbe fare.
Per un sim racer che vuole realmente entrare nella fascia alta, dispone di una postazione adeguata e sa di voler utilizzare una quantità importante di forza, il MOZA R21 Ultra rappresenta quindi una proposta estremamente completa. Chi invece cerca solamente “più Newton metri” farebbe bene prima a chiedersi quanti ne utilizzerà realmente: perché il miglior Direct Drive non è quello che può generare la forza più alta, ma quello che riesce a trasformare ogni Newton metro in qualcosa che il pilota può comprendere e utilizzare.
