Introduzione al MOZA R25 Ultra
Arrivati a un certo livello, valutare una base Direct Drive solamente attraverso il dato della coppia diventa quasi inutile. Nella fascia entry level passare da 5 a 10 Nm può cambiare radicalmente l’esperienza di guida. Quando invece ci muoviamo nel territorio delle basi da 20 Nm e oltre, la domanda non è più semplicemente quanta forza riesca a generare il motore, ma quanto bene quella forza venga controllata, quanto rapidamente possa cambiare intensità e soprattutto quanta informazione riesca a trasmettere al pilota senza trasformarsi in una massa indistinta di vibrazioni. È esattamente in questa fascia che si inserisce il MOZA R25 Ultra.
Nuova base Direct Drive di riferimento dell’ecosistema MOZA. La specifica principale è immediatamente impressionante: 25 Nm di coppia continua. Non parliamo quindi di un valore di picco disponibile solamente per pochi istanti, ma di una base progettata per sostenere una quantità enorme di coppia anche durante sessioni prolungate.
Il dato, tuttavia, racconta solamente una parte della storia. Il R25 Ultra utilizza un nuovo motore Flat-Wire Zero-Cogging, un encoder magnetico da 21 bit, una CPU ad alte prestazioni da 600 MHz e soprattutto un elemento che lo distingue direttamente dal R21 Ultra: il sensore True Torque integrato. Quest’ultimo misura realmente la coppia applicata al sistema invece di affidarsi solamente a una stima derivata dal comportamento elettrico del motore.
È un approccio che racconta bene dove sia arrivato il mercato del sim racing. Non basta più costruire un motore molto forte. Il vero obiettivo è riuscire a creare un collegamento sempre più trasparente tra simulatore, base e mani del pilota. Se l’auto sta iniziando a perdere aderenza, se il pneumatico anteriore si sta caricando oppure se una ruota passa sopra una piccola irregolarità dell’asfalto, queste informazioni devono arrivare in modo rapido, distinguibile e coerente.
Ed è qui che i 25 Nm iniziano ad assumere un significato diverso. Utilizzare il R25 Ultra costantemente alla massima potenza non è necessario e, per la maggior parte degli utenti, non sarebbe nemmeno particolarmente utile. Una base di questo tipo ha senso soprattutto per la quantità di headroom che mette a disposizione. È possibile guidare a 10, 12 o 15 Nm mantenendo ancora una riserva enorme per riprodurre gli effetti più intensi senza portare il motore continuamente al limite.
Immaginiamo una curva veloce nella quale lo sterzo sta già generando un carico importante. Nello stesso momento la vettura sale su un cordolo, l’anteriore inizia a scivolare e il posteriore reagisce a una variazione di carico. Tutte queste informazioni devono essere riprodotte nello stesso istante. Se la base ha già raggiunto il proprio limite massimo, parte del segnale viene compressa. Con 25 Nm disponibili, invece, esiste molto più spazio per mantenere separati gli effetti.
Questo rende il MOZA R25 Ultra un prodotto molto particolare anche all’interno della stessa gamma MOZA. Non è semplicemente un R21 Ultra con quattro Newton metri aggiuntivi. Il sensore True Torque introduce un ulteriore livello di controllo e permette al sistema di confrontare ciò che il motore dovrebbe produrre con ciò che viene realmente generato sull’albero.
In questa recensione analizzeremo quindi il MOZA R25 Ultra andando oltre la semplice potenza dichiarata. Vedremo come è costruito, quanto è compatto nonostante i 25 Nm, cosa cambia con il nuovo motore Flat-Wire, come funziona il sistema True Torque e soprattutto quali vantaggi porta realmente in pista. Perché la domanda più interessante non è se 25 Nm siano tanti: lo sono. La vera domanda è se tutta questa capacità riesca a trasformarsi in qualcosa di concretamente utile durante la guida.
Design, Costruzione e Connettività
Uno degli aspetti più sorprendenti del MOZA R25 Ultra è la dimensione della base. Guardando esclusivamente il dato dei 25 Nm ci si potrebbe aspettare un corpo enorme, progettato quasi come un componente industriale. In realtà le dimensioni dichiarate sono di circa 248,8 × 140 × 135 mm, praticamente le stesse proporzioni utilizzate dalla nuova famiglia Ultra e decisamente più compatte rispetto a quanto la potenza potrebbe far immaginare.
Il vantaggio non è solamente estetico. Una base corta lascia più libertà nella posizione del monitor e permette di avvicinare maggiormente lo schermo al volante senza dover costruire una postazione intorno a un enorme blocco motore. Per chi utilizza un monitor molto vicino alla corona o una configurazione triplo schermo, pochi centimetri possono fare una differenza importante nella regolazione del field of view e nell’ergonomia generale.
Compatto, però, non significa leggero. Il R25 Ultra pesa circa 9,1 kg, un valore che racconta immediatamente la quantità di materiale e di motore racchiusa all’interno della scocca. Non siamo davanti a una base pensata per essere montata e smontata quotidianamente da una scrivania. I 25 Nm richiedono un cockpit serio e soprattutto una struttura capace di gestire carichi e cambi di direzione estremamente elevati senza flettere.
La struttura principale utilizza lega di alluminio, mentre il posteriore è realizzato in materiale plastico. Il design è molto più pulito rispetto alle vecchie basi MOZA ad alta potenza e segue chiaramente il linguaggio estetico introdotto sulle generazioni più recenti. Le superfici sono arrotondate, gli ingombri sono contenuti e la base appare moderna senza ricorrere a forme inutilmente aggressive.
Una delle caratteristiche più utili dal punto di vista dell’installazione è la presenza di tre differenti sistemi di montaggio. Il R25 Ultra può essere fissato inferiormente, lateralmente oppure frontalmente. Quest’ultima possibilità è particolarmente interessante sui cockpit di fascia alta, dove un front mount permette di liberare spazio sotto l’albero del volante e ottenere una configurazione molto pulita.
Naturalmente la rigidità rimane fondamentale. A 25 Nm anche una piccola flessione del supporto viene amplificata e può trasformare una parte dell’informazione del force feedback in semplice movimento della postazione. Investire in una base di questo livello e fissarla su una struttura poco rigida significa rinunciare a una parte importante dei vantaggi per cui la si sta acquistando.
Sulla parte superiore troviamo due strisce LED RGB programmabili. Attraverso MOZA Pit House possono funzionare come semplice illuminazione oppure essere collegate alla telemetria del simulatore. È possibile associare colori ed effetti all’ABS, al traction control, alle cambiate, alle bandiere di gara e ad altri eventi.
La reale utilità dipende molto dalla posizione della base. Con un monitor installato particolarmente vicino, le strisce possono finire parzialmente fuori dal campo visivo diretto. Rimangono comunque un’aggiunta interessante e completamente disattivabile per chi preferisce un cockpit più pulito. Non determinano certamente il valore del prodotto, ma contribuiscono a integrare il R25 Ultra nell’ecosistema moderno MOZA.
Il sistema di quick release rimane quello ormai consolidato del marchio. L’aggancio è estremamente rapido e rigido e permette di passare da una corona all’altra senza utilizzare attrezzi. È particolarmente importante su una base da 25 Nm: qualsiasi gioco percepibile nel collegamento tra motore e volante diventerebbe immediatamente evidente durante i cambi di direzione più violenti.
Sul retro troviamo le porte dedicate a pedaliera, dashboard, cambio, freno a mano ed Emergency Stop, oltre naturalmente all’alimentazione e alla connessione verso il PC. Questo permette alla base di diventare il punto centrale dell’ecosistema MOZA e consente di organizzare in maniera più pulita il cablaggio della postazione.
Manca invece un vero USB pass-through per le corone di terze parti. Se si utilizza un volante USB esterno è quindi necessario portare direttamente il relativo cavo al computer. Per chi rimane all’interno dell’ecosistema MOZA il problema praticamente non esiste, ma diventa un elemento da considerare per chi possiede già corone professionali di altri produttori.
Anche l’Emergency Stop è opzionale e non incluso nella confezione. Su una base da 25 Nm lo consideriamo un accessorio fortemente consigliato. Il sistema integra comunque protezioni software e funzioni dedicate alla gestione delle oscillazioni, ma un pulsante fisico capace di interrompere rapidamente il funzionamento aggiunge un livello di sicurezza molto utile quando si utilizzano forze così elevate.
L’alimentatore ha una potenza nominale di 378 W ed è sorprendentemente compatto considerando ciò che deve alimentare. Anche questo rappresenta un piccolo ma utile miglioramento per una postazione permanente: meno ingombri sotto il cockpit e una gestione dei cavi più ordinata.
Nel complesso il design del R25 Ultra è riuscito proprio perché non cerca di comunicare i 25 Nm attraverso dimensioni esagerate. MOZA ha costruito una base estremamente potente mantenendo proporzioni che permettono di inserirla facilmente in cockpit moderni e complessi. È una caratteristica che potrebbe sembrare secondaria sulla scheda tecnica, ma diventa molto apprezzabile una volta iniziato il montaggio.
25 Nm, True Torque e Motore Flat-Wire
Il cuore del MOZA R25 Ultra è il nuovo motore Flat-Wire Zero-Cogging. Il principio del Flat-Wire consiste nell’utilizzare conduttori piatti all’interno degli avvolgimenti del motore, sfruttando meglio lo spazio disponibile rispetto ai tradizionali fili circolari. MOZA dichiara una densità di coppia superiore del 26% rispetto a motori concorrenti di dimensioni analoghe.
Il vantaggio più importante nel sim racing riguarda però il cogging torque. In alcuni motori elettrici è possibile percepire una sorta di dentellatura durante la rotazione lenta, causata dall’interazione magnetica tra rotore e statore. Su una base Direct Drive questo comportamento è indesiderabile perché introduce una sensazione che non proviene dal simulatore.
L’obiettivo del motore Zero-Cogging è proprio rendere la rotazione il più continua possibile. Muovendo lentamente il volante, il passaggio attraverso la zona centrale e le microcorrezioni risultano estremamente uniformi. Una buona base Direct Drive dovrebbe quasi far dimenticare la presenza del motore: si dovrebbe percepire ciò che sta facendo la vettura, non la struttura elettromagnetica che genera la forza.
Il secondo elemento fondamentale è l’encoder magnetico da 21 bit. Il sistema può distinguere 2.097.152 posizioni per ogni giro dell’albero. Naturalmente il pilota non percepisce direttamente milioni di punti differenti, ma una risoluzione così elevata fornisce al controller una conoscenza estremamente precisa della posizione istantanea del volante.
Questa informazione diventa fondamentale nelle correzioni più piccole. Se il posteriore inizia a muoversi di pochi gradi o il volante attraversa rapidamente la zona centrale durante un controsterzo, il sistema deve sapere esattamente dove si trova l’albero per applicare la forza corretta nel momento corretto.
A gestire il flusso di dati troviamo una CPU da 600 MHz. Il processore deve coordinare encoder, algoritmo di force feedback, motore, telemetria e sistemi di protezione con latenze estremamente ridotte. La frequenza di elaborazione, presa isolatamente, non determina la qualità di una base; acquista significato quando viene abbinata a sensori precisi e a un motore sufficientemente rapido da eseguire ciò che viene richiesto.
È però il True Torque Sensor a rappresentare la caratteristica più particolare dell’R25 Ultra. MOZA dichiara una precisione di campionamento dello 0,1% e una frequenza di risposta fino a 2 kHz. In altre parole, il sistema misura direttamente la coppia realmente applicata all’albero fino a duemila volte al secondo.
La differenza concettuale è importante. Un sistema tradizionale può stimare la coppia partendo da corrente, posizione del motore e modello matematico. Il True Torque introduce invece una misurazione fisica dell’output effettivo. Il controller conosce quindi non solamente quanto dovrebbe essere forte il volante, ma anche quanta forza viene realmente generata.
Questo permette di correggere più rapidamente eventuali differenze tra il comando e il risultato. Se il pilota oppone una forza improvvisa, se cambia rapidamente direzione oppure se il motore deve riprodurre un picco molto breve, il feedback del sensore fornisce un’ulteriore informazione al sistema di controllo.
Non bisogna aspettarsi che il True Torque trasformi improvvisamente il R25 Ultra in qualcosa di completamente diverso da ogni altro Direct Drive di fascia alta. A questo livello le differenze diventano inevitabilmente più sottili. Il vantaggio si percepisce soprattutto nella precisione delle transizioni, nella rapidità con cui la base segue le mani e nella sensazione che il carico sul volante sia sempre sotto controllo.
Poi ci sono naturalmente i 25 Nm continui. È importante sottolineare ancora una volta che il modo corretto di utilizzare tutta questa capacità non consiste necessariamente nell’impostare la base al 100%. Una forza così elevata può diventare estremamente impegnativa e, se gestita in maniera irresponsabile, anche pericolosa.
Il vero vantaggio è la gamma dinamica. Se si utilizza normalmente il volante intorno ai 10-12 Nm, il motore lavora ben lontano dal proprio limite. Rimane quindi una riserva enorme per riprodurre un impatto, un cordolo, un improvviso aumento del carico aerodinamico o una variazione della superficie senza comprimere gli altri effetti.
È lo stesso principio utilizzato in un buon impianto audio. Un amplificatore potente non deve necessariamente essere ascoltato sempre al massimo volume. La riserva serve a riprodurre correttamente un picco senza distorsione. Sul R25 Ultra questa riserva permette di evitare più facilmente il clipping del force feedback.
Su una base meno potente, una curva che utilizza già gran parte della coppia disponibile può lasciare pochissimo spazio a un cordolo o a un improvviso cambiamento di aderenza. Quando tutti gli effetti raggiungono lo stesso limite, iniziano a sembrare simili. Il R25 Ultra ha così tanto margine da rendere questo problema molto più facile da evitare.
Tutto viene gestito attraverso MOZA Pit House. Il software permette di impostare forza massima, intensità del gioco, velocità del volante, inerzia, damping, friction, interpolazione, curva del force feedback e numerosi altri parametri.
I profili automatici dedicati ai diversi simulatori rappresentano un buon punto di partenza, ma una base di questo livello merita un po’ di tempo dedicato alla configurazione. Le trascrizioni mostrano chiaramente quanto il comportamento possa cambiare intervenendo sui filtri: configurazioni troppo filtrate possono rendere il volante eccessivamente morbido, mentre ridurre interpolazione e friction permette di far emergere una quantità molto maggiore di dettaglio.
Questo è anche uno dei punti su cui il R25 Ultra richiede maggiore attenzione. La quantità di regolazioni disponibili è enorme e non sempre il preset iniziale rappresenta il risultato migliore per ogni pilota. Non significa che sia necessario diventare ingegneri del force feedback: significa semplicemente partire da una configurazione sensata e modificare un parametro alla volta.
Il sistema supporta inoltre la modalità iRacing a 360 Hz, che aumenta la frequenza con cui il simulatore aggiorna il force feedback. Abbinata alla velocità del motore, all’encoder e al True Torque, permette alla base di lavorare con una quantità di informazioni molto elevata.
Nel complesso, quindi, la tecnologia del R25 Ultra ruota attorno a un concetto preciso: misurare meglio, elaborare più velocemente e lasciare abbastanza potenza disponibile da non dover sacrificare un’informazione per rappresentarne un’altra.
Prestazioni ed Esperienza di Guida
Una volta entrati in pista, la caratteristica più evidente del MOZA R25 Ultra non è necessariamente la violenza del force feedback. È la quantità di informazioni che possono convivere contemporaneamente senza confondersi. Una buona configurazione permette di percepire il peso dello sterzo, la superficie della pista, il cordolo e la variazione di grip come effetti differenti e non semplicemente come una vibrazione più o meno forte.
Questo emerge molto bene sui cordoli. Quando la vettura sale sulla parte rialzata, si percepisce inizialmente il cambiamento di carico e successivamente la struttura della superficie. Non arriva solamente un colpo secco: il volante può riprodurre anche le piccole variazioni che compongono il cordolo mentre il pneumatico lo attraversa.
La stessa precisione emerge passando da asfalto a erba o ghiaia. Cambia la texture percepita attraverso le mani e soprattutto cambia il modo in cui il volante comunica la diminuzione dell’aderenza. È proprio questa separazione tra forza e informazione a distinguere un Direct Drive evoluto da una base che si limita a essere molto potente.
Molto importante anche il comportamento quando l’auto si avvicina al sottosterzo. Man mano che l’anteriore perde aderenza, il carico sul volante cambia progressivamente e permette di riconoscere il limite prima ancora che la traiettoria inizi ad allargarsi in maniera evidente. Sul posteriore avviene qualcosa di simile: la rapidità con cui la base reagisce rende più naturale il controsterzo quando parte un sovrasterzo improvviso.
È in queste situazioni che True Torque e encoder lavorano insieme in maniera più interessante. Il 21-bit permette al controller di conoscere con grande precisione la posizione del volante, mentre il sensore di coppia misura ciò che sta realmente accadendo tra motore e mani. Il risultato è una base particolarmente veloce nel seguire le correzioni.
Questa rapidità può avere anche conseguenze pratiche sul ritmo. Sentire prima l’inizio di una perdita di aderenza permette di intervenire con correzioni più piccole, evitando di dover recuperare un movimento più ampio qualche decimo di secondo dopo. Non significa che una base da 25 Nm renda automaticamente più veloci, ma può rendere più facile costruire una guida consistente.
Un altro aspetto interessante riguarda il centro dello sterzo. Con una configurazione corretta la zona centrale non appare morta o artificiosamente leggera. La base mantiene una comunicazione continua attraverso pochi gradi di rotazione, fondamentale sulle vetture veloci dove una piccola variazione di sterzo può modificare in maniera significativa la traiettoria.
Il livello di dettaglio dipende però fortemente dalla configurazione di Pit House. Con filtri eccessivamente elevati il R25 Ultra può apparire molto più morbido e meno comunicativo di quanto l’hardware sia realmente capace di fare. Riducendo interpolazione, friction e altre forme di filtraggio si libera una quantità sorprendente di informazione.
Questa è probabilmente una delle considerazioni più importanti della recensione. Il R25 Ultra può passare da una sensazione relativamente filtrata e distante a una risposta estremamente diretta semplicemente modificando alcuni parametri. Per questo è difficile giudicare una base di questo livello esclusivamente attraverso un preset utilizzato per pochi minuti.
Con un setup più aperto si percepisce maggiormente ciò che succede a metà curva. Il volante comunica meglio le piccole variazioni di carico mentre si modifica leggermente la traiettoria, si aggiunge un grado di sterzo o si riduce progressivamente l’angolo per preparare l’accelerazione in uscita.
È proprio il mid-corner uno dei momenti in cui un force feedback dettagliato diventa più utile. L’ingresso in curva è spesso dominato dalla frenata e dalla rotazione iniziale; in uscita l’attenzione passa all’acceleratore. Nel centro della curva, invece, una grande parte dell’informazione utile arriva proprio attraverso il volante.
I 25 Nm permettono inoltre di mantenere molto carico senza perdere questi dettagli. Immaginiamo di utilizzare 12 Nm come forza principale. Rimane comunque una quantità enorme di margine perché il volante possa restituire un urto improvviso o una compressione senza saturare il segnale.
Questo non significa però che utilizzare più forza sia sempre meglio. Impostare il R25 Ultra a livelli estremi può rendere più difficile controllare la vettura e affaticare rapidamente braccia e spalle. Quando il pilota inizia a lottare fisicamente contro il volante, il realismo smette di essere utile e può addirittura peggiorare la precisione.
La regolazione ideale dipende quindi dall’utente. Molti sim racer troveranno probabilmente il proprio punto ideale ben sotto i 25 Nm. Per alcuni 10-12 Nm saranno sufficienti, altri preferiranno 14-16 Nm. Il vantaggio dell’R25 Ultra è sapere che, qualunque sia la forza media scelta, rimane ancora molta capacità a disposizione.
Le oscillazioni possono comparire quando velocità del volante e filtri vengono impostati in maniera particolarmente aggressiva. Pit House mette a disposizione damping, friction, inerzia e Hands-Off Protection proprio per controllare questi comportamenti. Anche qui la soluzione migliore è intervenire gradualmente, evitando di utilizzare una grande quantità di filtro soltanto per eliminare un singolo problema.
Interessante anche il comportamento sulle superfici più irregolari. La base può essere estremamente energica sulle vibrazioni e sui cordoli, soprattutto con configurazioni molto aperte. Per chi utilizza il cockpit in un ambiente condiviso può essere necessario trovare un compromesso, perché una base capace di trasferire 25 Nm può mettere in movimento anche parti della struttura e generare rumore.
È importante distinguere però tra rumore meccanico della base e vibrazioni trasmesse al cockpit. Il motore in sé rimane estremamente silenzioso grazie alla struttura Direct Drive e all’assenza di ventole tradizionali; ciò che può diventare rumoroso è tutto ciò che viene messo in movimento intorno al motore.
Dal punto di vista della compatibilità con le corone, avere 25 Nm permette di utilizzare anche volanti grandi e pesanti senza penalizzare eccessivamente la risposta. Una corona pesante aumenta inevitabilmente l’inerzia, ma il R25 Ultra dispone di una riserva di coppia sufficiente a gestire molto meglio questi carichi rispetto a basi più piccole.
Questo rende la base particolarmente interessante per chi alterna Formula, GT, rally e vetture stradali. Una corona Formula compatta restituisce una risposta estremamente veloce; passando a un volante GT più grande si ottiene un comportamento più morbido e naturale senza rendere improvvisamente la base lenta o priva di dettaglio.
Il carattere complessivo dell’R25 Ultra è quindi quello di una base capace di essere estremamente intensa quando necessario, ma che dà il meglio quando la potenza rimane al servizio dell’informazione. La parte più impressionante non è essere trascinati fisicamente dal volante: è riuscire a percepire un piccolo cambiamento di grip mentre il motore sta contemporaneamente generando un carico molto elevato.
Ed è proprio questo il modo corretto di interpretare una base da 25 Nm. La forza massima è solamente il tetto. Tutto ciò che accade sotto quel tetto — variazioni di carico, microcorrezioni, texture, controsterzo, impatti e transizioni — determina realmente la qualità dell’esperienza.
Conclusioni: vale la pena acquistare il MOZA R25 Ultra?
Il MOZA R25 Ultra è una delle basi più ambiziose mai realizzate dal marchio. Non perché sia semplicemente la più potente, ma perché cerca di combinare quella potenza con un sistema di controllo molto più sofisticato. Venticinque Newton metri continui, motore Flat-Wire Zero-Cogging, encoder magnetico 21-bit e True Torque Sensor formano un pacchetto tecnico che porta MOZA direttamente nella fascia più alta del mercato Direct Drive.
Il True Torque è probabilmente la caratteristica più importante per distinguere il R25 Ultra dal R21 Ultra. La misurazione reale della coppia con accuratezza dichiarata dello 0,1% e frequenza fino a 2 kHz aggiunge un ulteriore livello di controllo che permette alla base di confrontare costantemente la forza richiesta con quella realmente prodotta.
Non bisogna però aspettarsi un salto generazionale percepibile come quello che si verifica passando da un volante a cinghia a un Direct Drive. Arrivati a questo livello entrano in gioco inevitabilmente i rendimenti decrescenti: ogni miglioramento ulteriore diventa più difficile da percepire e deve essere valutato all’interno dell’intero sistema.
In pista il R25 Ultra convince soprattutto per la capacità di restituire moltissime informazioni mantenendole separate. Cordoli, texture dell’asfalto, carico dello sterzo e variazioni di grip possono convivere senza trasformarsi in un’unica grande vibrazione. Il livello di dettaglio è elevatissimo e il motore reagisce in modo estremamente rapido ai cambi di direzione.
I 25 Nm sono invece una caratteristica che va interpretata con attenzione. Pochissimi utenti avranno realmente bisogno di utilizzare tutta questa forza. Il vantaggio principale è la riserva disponibile: poter scegliere la quantità di resistenza desiderata senza preoccuparsi troppo di raggiungere il limite della base.
Per chi è consigliato il MOZA R25 Ultra? Prima di tutto per chi possiede già un cockpit rigido e vuole costruire una postazione Direct Drive definitiva. È particolarmente interessante per chi utilizza corone pesanti, corre con vetture che generano carichi importanti o semplicemente desidera una quantità enorme di headroom mantenendo un force feedback ricco di dettaglio.
È inoltre una scelta naturale per chi è già fortemente inserito nell’ecosistema MOZA. Volanti, dashboard, pedali, cambio e freno a mano possono essere integrati direttamente con la base e gestiti attraverso Pit House. Per chi possiede già diverse periferiche MOZA, passare all’R25 Ultra permette di migliorare il cuore della postazione senza ricostruire l’intero sistema.
Per chi potrebbe invece essere eccessivo? Per moltissimi sim racer. Se si utilizza normalmente una base da 8-12 Nm e non si sente la necessità di aumentare la forza, acquistare 25 Nm potrebbe significare pagare per una capacità che rimarrà quasi completamente inutilizzata. Una base meno potente ma ben configurata può offrire un’esperienza eccellente senza richiedere una postazione altrettanto impegnativa.
Punti di forza
- 25 Nm di coppia continua per un’enorme gamma dinamica.
- Sensore True Torque integrato con precisione dichiarata dello 0,1%.
- Frequenza di risposta True Torque fino a 2 kHz.
- Motore Flat-Wire Zero-Cogging di nuova generazione.
- Densità di coppia molto elevata in dimensioni sorprendentemente compatte.
- Encoder magnetico da 21 bit con 2.097.152 posizioni per giro.
- CPU ad alte prestazioni da 600 MHz.
- Force feedback estremamente rapido e dettagliato.
- Grande headroom e riduzione del rischio di clipping.
- Ottima lettura delle variazioni di grip e del carico sullo sterzo.
- Microcorrezioni e controsterzo molto naturali.
- Supporto alla modalità force feedback iRacing a 360 Hz.
- MOZA Pit House estremamente completo.
- Profili automatici per numerosi simulatori.
- Due strisce RGB configurabili attraverso la telemetria.
- Struttura compatta in lega di alluminio.
- Montaggio inferiore, frontale e laterale.
- Quick release MOZA rapido e rigido.
- Grande capacità di gestire corone pesanti e di diametro elevato.
- Integrazione completa con l’ecosistema MOZA.
Aree migliorabili
- I 25 Nm sono sovradimensionati per una parte molto ampia degli utenti.
- Richiede necessariamente un cockpit molto rigido per essere sfruttato correttamente.
- I preset iniziali possono richiedere regolazioni personali per ottenere il massimo livello di dettaglio.
- La quantità di parametri di Pit House può risultare complessa per chi non ha esperienza con basi Direct Drive avanzate.
- Configurazioni eccessivamente filtrate possono nascondere parte delle capacità dell’hardware.
- Con filtri molto bassi alcuni effetti e cordoli possono risultare particolarmente aggressivi.
- Assenza di USB pass-through nativo per volanti di terze parti.
- Emergency Stop compatibile ma non incluso di serie.
- Una parte consistente della differenza rispetto a basi già molto evolute è fatta di rifiniture, non di cambiamenti radicali.
Consigli di configurazione: il primo consiglio è di non impostare immediatamente il R25 Ultra al 100%. Iniziate con una forza che riuscite a gestire comodamente per tutta la durata di una gara e mantenete una parte della coppia disponibile come headroom. Aggiornate sempre MOZA Pit House e firmware prima della calibrazione. Partite dal profilo dedicato al simulatore, ma non considerate il preset come definitivo. Se la base appare eccessivamente filtrata, riducete gradualmente interpolation, friction e damping anziché aumentare immediatamente la forza. Se invece il volante oscilla o diventa troppo nervoso sui rettilinei, reintroducete una piccola quantità di smorzamento e verificate velocità massima del volante e Hands-Off Protection.
Verdetto finale: il MOZA R25 Ultra non è una base che ha senso acquistare semplicemente perché possiede 25 Nm. Ha senso perché mette quei 25 Nm all’interno di una piattaforma capace di misurare la coppia realmente generata, conoscere la posizione del volante con una precisione elevatissima ed elaborare il tutto abbastanza rapidamente da trasformare forza e dati in un force feedback estremamente dettagliato.
Il vero valore del R25 Ultra emerge quando si smette di pensare alla forza massima. Una volta regolata la base a una quantità di coppia realmente utilizzabile, rimane una riserva enorme per riprodurre gli eventi più intensi. Un cordolo può essere forte senza cancellare il carico sullo sterzo, una perdita di aderenza può essere percepita mentre il volante sta già lavorando duramente e una piccola correzione può rimanere leggibile anche nel mezzo di una curva molto caricata.
È questo che dovrebbe offrire una base Direct Drive di fascia alta: non semplicemente più resistenza, ma più informazioni all’interno della stessa resistenza. Da questo punto di vista il R25 Ultra rappresenta uno dei prodotti tecnologicamente più completi mai entrati nell’ecosistema MOZA.
Chi dispone già di una buona base da 15, 18 o 20 Nm non deve aspettarsi necessariamente una rivoluzione. Le differenze diventano più sottili man mano che ci si avvicina al vertice del mercato. Ma per chi cerca una base definitiva, utilizza il PC, possiede una postazione sufficientemente rigida e vuole combinare potenza, precisione e possibilità di espansione, allora questa sarà la soluzione giusta per te.
