Moza R5 Pro Recensione

Introduzione al MOZA R5 Pro Bundle

R5 Pro Moza Boundle

Quando il primo MOZA R5 arrivò sul mercato, il suo obiettivo era piuttosto semplice: rendere finalmente accessibile la tecnologia Direct Drive anche a chi non voleva spendere cifre da postazione professionale. Il nuovo MOZA R5 Pro Bundle parte dalla stessa idea, ma arriva in un mercato completamente diverso. Oggi acquistare una base Direct Drive entry level non significa più solamente cercare più forza rispetto a un volante a cinghia. Fluidità, precisione dell’encoder, gestione elettronica, software, qualità della pedaliera ed espandibilità dell’ecosistema hanno un peso molto maggiore rispetto a qualche anno fa.

Ed è proprio qui che il termine Pro assume significato. Guardando solamente il dato della coppia si potrebbe pensare a un aggiornamento marginale: si passa dai 5,5 Nm del precedente R5 ai 6 Nm del nuovo R5 Pro. Mezzo Newton metro non sembra sufficiente a trasformare completamente una base motore, e infatti il punto non è questo. Il vero salto generazionale è nascosto nell’elettronica, nel nuovo encoder magnetico ad alta risoluzione, nella velocità con cui il sistema interpreta gli input e, soprattutto, nel modo in cui tutte queste informazioni vengono trasformate in force feedback.

Il risultato è un prodotto che conserva uno dei principali vantaggi dell’R5 originale — dimensioni ridotte e facilità di installazione — ma restituisce una sensazione di guida decisamente più moderna. Il force feedback non cerca semplicemente di essere più forte: cerca di essere più leggibile, fluido e preciso. È una differenza importante perché nel sim racing la qualità di una base non si misura solamente dalla quantità di forza che riesce a scaricare sulle braccia. Una buona base deve riuscire a raccontare cosa sta facendo la macchina, permettendo di riconoscere il trasferimento di carico, il progressivo alleggerimento dell’anteriore, l’inizio del sovrasterzo e le piccole asperità dell’asfalto.

Il MOZA R5 Pro Bundle, inoltre, non è composto solamente dalla base motore. All’interno troviamo il volante MOZA ES Lite da 280 mm, la nuova pedaliera MOZA SRP Lite2 a due pedali e il morsetto da tavolo. Alimentatore, cablaggi e accessori necessari all’installazione completano un pacchetto realmente utilizzabile appena estratto dalla scatola. Non è quindi necessario acquistare immediatamente un cockpit, una staffa specifica o altri elementi indispensabili semplicemente per iniziare a guidare.

È un approccio particolarmente interessante per chi vuole costruire la propria prima postazione. Il R5 Pro può essere fissato a una normale scrivania oggi e trasferito su un wheel stand o su un cockpit domani. Allo stesso modo, volante e pedaliera inclusi permettono di iniziare immediatamente e possono essere sostituiti o affiancati successivamente da periferiche più evolute dell’ecosistema MOZA.

Il target è quindi molto ampio. Il primo è il sim racer che arriva da Logitech, Thrustmaster o da un’altra periferica a ingranaggi o cinghia e vuole capire cosa significhi davvero passare al Direct Drive. Il secondo è chi sta acquistando il primo volante da sim racing e preferisce evitare un passaggio intermedio, investendo direttamente in un ecosistema espandibile. Il terzo è chi dispone di poco spazio e non vuole trasformare necessariamente una stanza in un cockpit permanente.

In questa recensione del MOZA R5 Pro Bundle analizzeremo quindi il pacchetto nella sua interezza. Vedremo cosa cambia realmente rispetto alla precedente generazione, quanto incidono i 6 Nm di coppia, perché l’encoder magnetico da 21 bit è probabilmente più importante dell’aumento di potenza e quali sono invece i compromessi di volante e pedaliera. Soprattutto, cercheremo di rispondere alla domanda più importante: il MOZA R5 Pro è ancora un semplice Direct Drive entry level oppure il livello d’ingresso del sim racing nel 2026 è diventato qualcosa di molto più serio?

Design, Volante ES Lite e Pedaliera SRP Lite2

Una delle caratteristiche più riuscite del progetto R5 continua a essere la compattezza della base motore. Il MOZA R5 Pro pesa circa 2,9 kg e concentra 6 Nm di coppia in un corpo estremamente ridotto. È una caratteristica che può sembrare secondaria finché non si prova realmente a costruire una postazione in una camera, in uno studio o sulla stessa scrivania utilizzata quotidianamente per lavorare.

Una base compatta è più facile da installare, spostare e riporre. Significa anche poter entrare nel mondo Direct Drive senza acquistare immediatamente un cockpit completo. Il table clamp incluso consente infatti di fissare il motore direttamente alla scrivania, mentre la base supporta anche installazioni più tradizionali su wheel stand e cockpit attraverso i punti di montaggio dedicati. È una soluzione particolarmente intelligente per un prodotto che vuole essere il punto d’ingresso nell’ecosistema.

Il design è stato aggiornato rispetto alla generazione precedente con linee più vicine alle basi MOZA di fascia superiore. Rimane comunque un oggetto piuttosto discreto: alluminio nero, volumi compatti e nessuna necessità di utilizzare enormi ventole o strutture esterne. Anche la gestione termica è stata aggiornata e il sistema monitora la temperatura del motore per mantenere il comportamento del force feedback il più possibile costante durante le sessioni prolungate.

Passando al volante, il bundle utilizza il nuovo MOZA ES Lite da 280 mm. Il diametro è particolarmente importante su una base da 6 Nm. Una corona relativamente piccola e leggera riduce l’inerzia che il motore deve gestire e permette di sfruttare meglio la coppia disponibile. È lo stesso motivo per cui montare un enorme volante da camion su una base compatta modifica sensibilmente la percezione del force feedback: aumentando diametro e massa, i micro-movimenti del motore diventano meno evidenti.

Con il suo diametro da 280 mm, l’ES Lite è quindi un abbinamento coerente. Non vuole imitare un volante GT professionale da migliaia di euro, ma offre una posizione delle mani naturale e una buona versatilità tra vetture stradali, turismo, GT, rally e monoposto. La struttura utilizza lega di alluminio, mentre le impugnature sono realizzate in materiale TPE con superficie antiscivolo.

Rispetto alla vecchia corona ES, il feeling può apparire meno ricercato dal punto di vista puramente estetico e tattile, perché l’obiettivo sembra essere stato soprattutto quello di mantenere basso il peso. Ed è una scelta che, su una base di questa potenza, ha perfettamente senso. Una corona più pesante e apparentemente più premium potrebbe sembrare migliore tenendola in mano da ferma, ma potrebbe peggiorare proprio la caratteristica più importante durante la guida: la capacità del motore di trasmettere velocemente i dettagli.

Sul fronte dei comandi la dotazione è decisamente completa per la fascia. Sono disponibili 22 input programmabili, sufficienti per mappare praticamente tutte le funzioni fondamentali di una moderna vettura da competizione. Nella parte superiore troviamo inoltre 10 LED RGB utilizzabili come indicatore dei giri motore e personalizzabili attraverso MOZA Pit House. Le palette del cambio sono in alluminio e garantiscono un azionamento netto, pur senza voler competere con i sistemi magnetici delle corone MOZA più costose.

Molto valido anche il quick release completamente in alluminio. È uno degli elementi dell’ecosistema MOZA che permette al bundle di non trasformarsi in un vicolo cieco. Sganciare la corona e installarne una differente richiede pochi secondi, caratteristica utile soprattutto nel momento in cui si decide di affiancare all’ES Lite un volante Formula o GT più evoluto.

La seconda grande novità del pacchetto è la pedaliera MOZA SRP Lite2. Il principio rimane semplice: acceleratore e freno utilizzano sensori Hall senza contatto e non una cella di carico. Non siamo quindi davanti a una pedaliera pensata per competere con prodotti professionali, ma rispetto a molti bundle entry level la costruzione è sorprendentemente seria.

Sia la struttura sia le piastre sono realizzate in acciaio ad alta resistenza. La distanza dei pedali può essere modificata lateralmente e anche l’altezza delle piastre può essere regolata, permettendo di adattare la posizione a piedi e postura del pilota. Tramite software è inoltre possibile modificare la curva del segnale e controllare in tempo reale l’output dei pedali.

Il punto più debole rimane inevitabilmente il freno. Non essendoci una load cell, l’input viene determinato principalmente attraverso la corsa anziché attraverso la pressione esercitata dal piede. Per chi arriva da una pedaliera economica non sarà necessariamente un problema immediato; per chi ha già provato una buona cella di carico, invece, la differenza nella modulazione della frenata sarà evidente.

È però importante considerare la pedaliera come una piattaforma espandibile. MOZA mette a disposizione un Brake Performance Kit dedicato alla SRP Lite2, oltre al pedale della frizione opzionale e a ulteriori kit per modificare il comportamento di acceleratore e frizione. Il consiglio, per chi vuole migliorare progressivamente il bundle, è chiaro: prima di cambiare volante o inseguire accessori puramente estetici, investire sulla risposta del freno porta generalmente un beneficio molto più concreto alla guida.

Nel complesso, quindi, la componentistica del MOZA R5 Pro Bundle è costruita attorno a una filosofia precisa. La maggior parte del budget è concentrata sulla base motore, cioè sulla periferica che determina più di ogni altra la qualità del force feedback. Volante e pedaliera sono volutamente più semplici, ma sufficientemente solidi da poter essere utilizzati fin dal primo giorno e, soprattutto, non impediscono di evolvere successivamente la postazione.

R5 Pro: 6 Nm, Encoder 21-bit e MOZA Pit House

Moza Boundle R5 Pro

Il vero protagonista del bundle è naturalmente il MOZA R5 Pro. Il sistema è completamente Direct Drive: l’albero del volante viene azionato direttamente dal motore, eliminando cinghie e ingranaggi intermedi. In termini pratici significa ridurre giochi meccanici, elasticità e ritardi tra l’informazione generata dal simulatore e ciò che arriva alle mani.

La coppia massima sale a 6 Nm, circa il 9% in più rispetto ai 5,5 Nm della precedente generazione. Non è un incremento rivoluzionario preso singolarmente, ma concede un po’ più di margine nei momenti in cui il force feedback deve combinare contemporaneamente resistenza dello sterzo, trasferimento di carico e dettagli provenienti da cordoli, dossi o perdita di aderenza.

Per capire perché il margine sia importante bisogna parlare di clipping del force feedback. Immaginiamo una base che può generare al massimo 6 Nm. Se durante una curva sta già utilizzando tutti i 6 Nm per restituire la resistenza dello sterzo, qualsiasi ulteriore informazione richiesta dal gioco non può essere rappresentata correttamente. Il segnale viene saturato e diversi effetti finiscono per sembrare uguali. È esattamente come alzare eccessivamente il volume di un amplificatore fino a perdere dinamica.

Più potenza non serve quindi semplicemente a rendere il volante fisicamente più difficile da girare. Serve soprattutto a creare headroom, cioè spazio per riprodurre contemporaneamente forza principale e informazioni secondarie. Sei Newton metri rimangono una potenza entry level rispetto alle basi da 12, 16 o 20 Nm, ma sono sufficienti per costruire un force feedback convincente senza trasformare una normale scrivania in una struttura da cockpit.

La vera evoluzione del R5 Pro è però l’encoder magnetico da 21 bit. La precedente generazione utilizzava un encoder da 15 bit; il nuovo sistema è in grado di distinguere oltre due milioni di posizioni lungo la rotazione. Parlare solamente di numeri rischia di far sembrare la caratteristica una specifica da scheda tecnica, ma nella pratica una risoluzione superiore permette al controller di sapere con maggiore precisione dove si trova il volante in ogni momento.

Questo diventa particolarmente importante nelle microcorrezioni. Un Direct Drive non esegue solamente grandi movimenti da una parte all’altra: durante ogni curva effettua continuamente minuscoli aggiustamenti per riprodurre pneumatico, asfalto, geometria delle sospensioni e trasferimenti di peso. Più precisamente il sistema conosce la posizione dell’albero, più efficacemente può applicare queste variazioni senza produrre oscillazioni o movimenti artificiali.

A gestire il flusso di informazioni troviamo inoltre una CPU da 600 MHz e il nuovo algoritmo NexGen Force Feedback 5.0. Ed è probabilmente l’interazione tra questi elementi a spiegare perché il R5 Pro trasmetta una sensazione più evoluta di quanto il semplice aumento da 5,5 a 6 Nm lascerebbe immaginare.

Rispetto al vecchio R5, il nuovo force feedback appare meno aggressivo nella forma e più raffinato nell’informazione. Non cerca di impressionare facendo vibrare continuamente il volante: riesce invece a separare meglio gli effetti, con transizioni più progressive e una maggiore pulizia attorno al centro. È una caratteristica particolarmente utile quando l’auto è vicina al limite e servono informazioni leggibili, non rumore.

Tutto viene gestito attraverso MOZA Pit House, uno dei software più completi disponibili nel settore. Da qui è possibile regolare forza del force feedback, angolo di rotazione, smorzamento, inerzia, risposta dello sterzo, comportamento dei pedali, zone morte, curve del segnale e numerosi altri parametri. È possibile anche monitorare lo stato delle periferiche e installare gli aggiornamenti firmware.

Il consiglio per chi acquista il primo Direct Drive è però di non lasciarsi intimorire da tutte queste regolazioni. Non serve modificare venti parametri prima ancora di aver percorso un giro. Conviene partire da un profilo dedicato al simulatore utilizzato, calibrare correttamente volante e pedali e successivamente intervenire su un parametro alla volta.

I preset moderni sono infatti molto più maturi rispetto a quelli disponibili sulle prime generazioni di periferiche MOZA. Per un neofita è un enorme vantaggio: collegare la base, aprire il software, selezionare il simulatore e iniziare a guidare senza dover trascorrere la prima serata alla ricerca di valori incomprensibili rende l’intero passaggio al Direct Drive molto meno frustrante.

La compatibilità del MOZA R5 Pro Bundle è orientata al PC Windows. Attraverso Pit House è possibile configurare il sistema per una lunga lista di titoli tra cui Assetto Corsa, Assetto Corsa Competizione, iRacing, Automobilista 2, rFactor 2, EA SPORTS WRC, DiRT Rally 2.0, serie F1, Forza Motorsport e Forza Horizon. Chi cerca una periferica con compatibilità nativa PlayStation o Xbox deve quindi orientarsi verso un prodotto specificamente licenziato per la propria console.

Prestazioni ed Esperienza di Guida

È una volta entrati in pista che le modifiche introdotte sul R5 Pro iniziano realmente ad avere senso. La prima impressione non è quella di avere improvvisamente tra le mani un volante molto più potente del precedente R5. La sensazione è piuttosto quella di utilizzare una base appartenente a una generazione più recente.

Il termine che descrive meglio il comportamento è fluidità. Le transizioni di coppia sono pulite, la rotazione non presenta fastidiosi scalini percepibili e il motore reagisce velocemente ai cambi di direzione. Durante una sequenza di curve il volante non restituisce semplicemente una forza contraria alle mani, ma permette di seguire in modo progressivo l’aumento del carico sull’avantreno.

Quando la vettura inizia ad andare in sottosterzo, per esempio, la progressiva perdita di carico dello sterzo può essere percepita con sufficiente chiarezza da permettere di reagire prima ancora di vedere l’auto allargare la traiettoria. Lo stesso accade sul posteriore: quando la macchina comincia a ruotare, la base segue il movimento in maniera rapida e permette di effettuare la correzione con naturalezza.

Il miglioramento rispetto all’R5 originale emerge soprattutto nei cosiddetti dettagli secondari. Dossi, giunzioni dell’asfalto, piccoli avvallamenti e differenti conformazioni dei cordoli vengono separati meglio dal carico principale dello sterzo. Non sono informazioni indispensabili per abbassare immediatamente il tempo sul giro, ma sono esattamente quelle che fanno smettere al volante di sembrare una periferica e iniziano a costruire la sensazione di avere davvero qualcosa collegato alle ruote anteriori.

I 6 Nm non eliminano naturalmente il clipping. Su vetture ad alto carico aerodinamico o con force feedback impostato troppo aggressivamente è possibile raggiungere il limite della base. La soluzione non consiste però nell’impostare tutto al massimo. Un buon setup del force feedback deve lasciare margine proprio per impedire che le curve più impegnative schiaccino tutti gli effetti contro il limite dei 6 Nm.

Una volta regolato correttamente il gain, la quantità di forza disponibile è più che sufficiente per il target del prodotto. Chi arriva da una periferica tradizionale da 2 o 3 Nm percepirà un cambiamento enorme. Non solo perché il volante diventa più forte, ma perché la forza rimane presente lungo una gamma di movimenti molto più ampia e con una risposta più immediata.

La nuova elettronica aiuta anche nella gestione delle oscillazioni. Un problema tipico di alcune basi Direct Drive è la tendenza del volante a iniziare a muoversi rapidamente da destra a sinistra quando viene lasciato libero sul rettilineo. Nel R5 Pro la maggiore precisione dell’encoder e il nuovo controllo dell’inerzia permettono di ottenere un comportamento più stabile senza dover necessariamente introdurre quantità elevate di damping artificiale.

Interessante anche il comportamento con corone differenti. Sul vecchio R5 l’utilizzo di volanti sensibilmente più pesanti poteva ridurre in maniera abbastanza evidente la qualità del force feedback. Il motivo è semplice: una base con potenza limitata deve spendere parte delle proprie risorse semplicemente per accelerare e frenare la massa della corona.

Il R5 Pro gestisce meglio questo scenario. Una corona GT o Formula più evoluta e leggermente più pesante rispetto all’ES Lite rimane assolutamente utilizzabile e il deficit di dettaglio appare molto meno evidente rispetto alla precedente generazione. Questo allarga notevolmente le possibilità di espansione del bundle: acquistare successivamente un volante superiore non significa necessariamente dover cambiare immediatamente anche la base.

Rimane comunque valido un principio fondamentale. Una base da 6 Nm rende al meglio con corone relativamente leggere e di diametro contenuto. Montare un volante enorme aumenterà la leva esercitata sulle mani e l’inerzia del sistema, rendendo il force feedback più morbido e attenuando parte delle microcorrezioni. Per simulatori di camion o guida rilassata può essere assolutamente accettabile; se l’obiettivo è cercare il limite in pista, una corona compatta rimane la scelta più efficace.

Un altro elemento positivo è il rumore praticamente assente della base. Non essendoci ingranaggi o trasmissioni meccaniche, durante il normale funzionamento non si percepiscono ronzii significativi o rumori elettrici fastidiosi. La scocca può naturalmente scaldarsi durante sessioni molto lunghe, ma il sistema di gestione termica è progettato proprio per controllare la temperatura e preservare la continuità delle prestazioni.

La pedaliera rappresenta invece il punto in cui il carattere entry level del bundle torna più evidente. Acceleratore e freno rispondono in maniera precisa e i sensori Hall assicurano un segnale pulito, ma il freno standard richiede di memorizzare principalmente una posizione. Quando si cerca la massima costanza in staccata, una resistenza progressiva aiuta il piede a costruire memoria muscolare in modo molto più efficace.

Per questo motivo il Brake Performance Kit è probabilmente il primo upgrade sensato. Aumentando e rendendo più progressiva la resistenza del pedale, la frenata diventa più naturale e soprattutto più ripetibile. Non trasforma la SRP Lite2 in una pedaliera professionale con cella di carico, ma rende l’esperienza complessiva molto più equilibrata rispetto alla qualità già offerta dalla base motore.

Un cockpit rimane naturalmente il modo migliore per sfruttare il sistema, soprattutto una volta irrigidito il pedale del freno. Ma il punto di forza dell’R5 Pro è proprio quello di non renderlo obbligatorio. Base e morsetto funzionano bene anche su una scrivania sufficientemente solida e permettono di costruire una configurazione sorprendentemente seria occupando pochissimo spazio.

Alla fine il dato più significativo non è quindi il picco di coppia. È la fidelity del force feedback, cioè la capacità di tradurre il segnale proveniente dal simulatore senza trasformarlo in una massa indistinta di vibrazioni. Ed è proprio qui che il R5 Pro compie il salto maggiore rispetto al modello precedente: i 6 Nm rimangono 6 Nm, ma vengono utilizzati decisamente meglio.

Conclusioni: vale la pena acquistare il MOZA R5 Pro Bundle?

Moza Boundle Motore

Il MOZA R5 Pro Bundle dimostra quanto sia cambiato il concetto di sim racing entry level. Qualche anno fa l’obiettivo di un prodotto di questa fascia era semplicemente offrire un volante sufficientemente robusto per iniziare. Oggi, all’interno di un singolo pacchetto compatto, troviamo una base Direct Drive da 6 Nm, un encoder magnetico da 21 bit, un’elettronica estremamente veloce, un ecosistema software maturo, quick release in alluminio, volante con telemetria RGB e una pedaliera completamente metallica.

La base motore è senza dubbio il motivo principale per scegliere questo bundle. Il miglioramento rispetto alla precedente generazione non va cercato solamente nella potenza. Passare da 5,5 a 6 Nm è utile, ma sono precisione, velocità di risposta e qualità della gestione del force feedback a trasformare davvero l’esperienza. Il volante reagisce in maniera più naturale, le oscillazioni sono gestite meglio e le informazioni secondarie vengono restituite con una pulizia che avvicina il comportamento della base a prodotti di categoria superiore.

In altre parole, il R5 Pro non sembra un prodotto interessante perché costa meno delle basi più potenti. Sembra un buon prodotto indipendentemente dalla fascia di prezzo, semplicemente con un limite fisico di 6 Nm. È una distinzione importante. Un entry level ben progettato non deve necessariamente sembrare economico durante l’utilizzo: deve solamente scegliere con attenzione dove accettare i compromessi.

Nel caso del R5 Pro Bundle questi compromessi sono concentrati soprattutto sulle periferiche secondarie. L’ES Lite è funzionale, leggero e perfettamente dimensionato per la base, ma non possiede il feeling di una corona GT di fascia superiore. La SRP Lite2 è solida e precisa, ma il freno standard rimane basato sulla corsa e rappresenta l’elemento che più rapidamente potrebbe far nascere il desiderio di un upgrade.

Paradossalmente è proprio questa impostazione a rendere il bundle interessante. Spendere una parte maggiore del budget sulla base significa partire immediatamente con un buon Direct Drive e avere tutto il tempo di evolvere il resto. Aggiungere il Brake Performance Kit, una frizione o una seconda corona può essere fatto in momenti differenti, senza dover sostituire l’intero sistema.

Per chi è consigliato il MOZA R5 Pro Bundle? Prima di tutto per chi vuole acquistare il proprio primo Direct Drive e desidera evitare una periferica a cinghia come passaggio intermedio. È inoltre particolarmente indicato per chi possiede già un Logitech o un Thrustmaster entry level e cerca un salto evidente nella qualità dello sterzo. Infine è una delle soluzioni più interessanti per chi dispone di spazio limitato, perché la base compatta e il morsetto incluso permettono di costruire una postazione da scrivania estremamente pulita.

Per chi potrebbe invece non essere sufficiente? Chi utilizza già basi da 8, 10 o più Newton metri difficilmente troverà nei 6 Nm un upgrade in termini di forza. Allo stesso modo, chi considera una pedaliera load cell indispensabile fin dal primo giorno dovrà mettere in conto un investimento aggiuntivo o orientarsi direttamente verso un bundle di categoria superiore. Anche chi gioca esclusivamente su console deve verificare attentamente la compatibilità, perché il sistema è pensato principalmente per PC Windows.

Punti di forza

  • Base Direct Drive estremamente compatta con 6 Nm di coppia.
  • Encoder magnetico da 21 bit con oltre due milioni di posizioni rilevabili.
  • Force feedback più raffinato, fluido e preciso rispetto alla precedente generazione.
  • CPU da 600 MHz e algoritmo NexGen Force Feedback 5.0.
  • Ottima gestione delle microcorrezioni e delle informazioni secondarie provenienti dalla pista.
  • Quick release interamente in alluminio e possibilità di cambiare rapidamente corona.
  • Volante ES Lite leggero e ben proporzionato alla potenza della base.
  • 22 comandi programmabili e 10 LED RGB per la telemetria.
  • Pedaliera SRP Lite2 interamente in acciaio con sensori Hall senza contatto.
  • Morsetto da tavolo incluso: non è necessario possedere immediatamente un cockpit.
  • MOZA Pit House completo, moderno e ricco di possibilità di personalizzazione.
  • Ecosistema ampiamente espandibile con volanti, pedali, cambio e freno a mano.

Aree migliorabili

  • La pedaliera standard non utilizza una cella di carico.
  • Il freno è l’elemento che beneficia maggiormente dell’aggiunta del Performance Kit.
  • Le impugnature dell’ES Lite privilegiano leggerezza e praticità rispetto alla sensazione premium.
  • I 6 Nm possono raggiungere il clipping se il force feedback viene configurato con valori troppo elevati.
  • Corone particolarmente grandi e pesanti riducono inevitabilmente parte della reattività disponibile.
  • Non è la scelta adatta a chi cerca la potenza fisica delle basi Direct Drive da 10 Nm o superiori.

Consigli di configurazione: dopo l’installazione eseguite immediatamente la calibrazione di volante e pedali attraverso MOZA Pit House. Iniziate con un profilo dedicato al simulatore e resistete alla tentazione di impostare il force feedback al 100% ovunque. Aumentate gradualmente il gain controllando che il clipping compaia solamente nei picchi più estremi. Se giocate principalmente a GT, Formula o simulatori competitivi, mantenete una corona relativamente compatta e leggera. Se invece volete migliorare il bundle con un primo upgrade, intervenite sul freno prima di tutto il resto.

Verdetto finale: il MOZA R5 Pro Bundle è uno dei pacchetti più convincenti per entrare oggi nel mondo Direct Drive. Non cerca di sostituire una base da 12 o 16 Nm e non nasconde i compromessi necessari per contenere il prezzo. Fa qualcosa di più intelligente: mette la tecnologia migliore nel componente dove conta maggiormente, costruendo intorno al motore un sistema completo che può essere utilizzato immediatamente e migliorato nel tempo.

Il vecchio R5 aveva dimostrato che un Direct Drive compatto poteva essere anche accessibile. Il MOZA R5 Pro porta avanti quella filosofia dimostrando che accessibile non deve necessariamente significare basilare. I 6 Nm sono solamente il numero scritto sulla scheda tecnica; ciò che fa realmente la differenza sono i dettagli che riescono ad arrivare alle mani. Ed è proprio per questo che il boundle è la scelta giusta per te.